Coronavirus: cronache di una psicosi

Tratto da tante piccole storie tristi (e vere)

skkstories_50, pt. 1

ZAP!

Sale a 1.500 il numero di vittime da Coronavirus. Intanto, nonostante i tre casi confermati in Italia siano in quarantena allo Spallanzani, nel territorio è scoppiata la psicosi. Le farmacie vengono prese d’assalto in cerca delle mascherine. Numerosi i casi di isteria nei confronti della popolazione di origine cinese, non ultimo il caso di una maestra di scienze che ha diffuso il panico tra i genitori dei suoi alunni. Sentiamo le testimonianze raccolte dal nostro Matteo Sondagonzi.

(mamma, 40 anni)
«Eh, è cominciato tutto quando l’unico cinese in classe è rimasto a casa per la febbre. La maestra si è subito agitata perché il cinese era tornato dalla Cina due settimane fa. Allora si è agitata e ha messo in fondo all’aula una bambina che aveva appena starnutito. Ma se non le sa lei queste cose, dico io, che è pure maestra di scienze…»

(mamma, 43 anni)
«Uaaah! M’agg’ accattà pur i’ la mashcherina! Anche ìeri ci shtavano due mamme con la mashcherina fuori da shcùola! Due rumene!»

(papà, 37 anni)
«Cosa vuole che le dica, c’è da avere paura di ‘sti cinesi. Pensi che io non giro più con i mezzi pubblici. Non mi fido, va bene? Anche ieri dovevo andare a Bologna per lavoro, e mica ci sono andato col treno. Molto meglio la macchina.»

(mamma, 45 anni, esagitata)
«È una vergogna che possano girare liberamente! Per accompagnare i bambini a scuola non posso neanche più passare dalla solita strada, e lo sa perché? Perché c’è un bar di cinesi!»

(un’altra mamma spintona via la precedente e conquista il microfono, 39 anni)
«E non è solo un problema delle scuole. L’altra mattina ero in posta e davanti a me c’era un cinese. Dall’altro lato della sala c’era un carabiniere, e lo vedevi tutto preoccupato a messaggiarsi su Whatsapp con chissà chi. È ora di finirla! Non possiamo vivere con la paura. ‘Sti cinesi vanno messi in quarantena…»

ZAP!

«Onorevole Servosterzo, passiamo ora alla nave da crociera rimasta al largo a causa di due cinesi con la febbre. Cosa ne pensa?»
«Cosa vuole che le dica, adesso quelli sulla nave si sentiranno ostaggi e ci toccherà pure pagarli. E lo sa perché? Perché Servosterzo è razzista, è fascista, è brutto, è cattivo…»
«Mi scusi, ma questo cosa c’entra?»
«La prego, Florenti, lasci finire Servosterzo.»
«Vede? Non lasciano neanche parlare. Questi sono i veri democratici. Adesso verrà fuori che la quarantena è sequestro di persona. Ma dico io, è più importante salvaguardare i confini o lasciare che la malattia si propaghi? No, perché se no vuol dire che io non ho capito nulla e nemmeno gli elettori che ti hanno mandato a casa.»
«Ma no, suvvia, qui si continua a mancare il punto della situazione. Il punto è che si è fermata la nave perché due passeggeri avevano una semplice febbre. Niente sintomi da Coronavirus, niente di niente.»
«Allora solo perché hanno la febbre li devo ospitare a casa mia? No, perché io quello che dico lo faccio: in Italia entra solo chi ha 36,7 o 36,8. Hai la febbre? Non entri. È semplice.»
«Scusate, scusate. Siamo appena riusciti a ripristinare il collegamento con Littorini. Vuole aggiungere qualcosa a quanto già detto dai due ospiti in studio?»
«Sì, grazie. Per me la soluzione con la nave è semplice: la si manda al largo e la si fa esplodere!»
«Spero che stia parlando della nave vuota, come aveva proposto Zucconi per i barconi provenienti dalla Libia.»
«Meglio con i cinesi sopra! Ma lo sa che ho letto un articolo che diceva che ‘sta malattia è creata in laboratorio per controllare la popolazione?»
«No, ecco, io mi devo dissociare da tutto ciò. E spero che lo facciate anche tutti voi. Chiudete il collegamento.»
«Questa è una mia op…»
«Mi scuso con i signori telespettatori, ma quando è troppo è troppo.»
«Sì, ecco. Abbiamo appena ascoltato una bestialità bella e buona.»
«Ma mi facci il piacere, Florenti! È proprio questo il problema: siamo preda di un buonismo che non ci fa ragionare sulle questioni importanti. I cinesi sono un pericolo? Non li faccio entrare!»
«Ho capito, Servosterzo, ma il suo compagno di Cuba libre e parate ha appena detto che affonderebbe la nave con i cinesi a bordo! Se ne rende conto?»
«Non è quello il problema. Il problema è che non difendiamo più i nostri confini. Pensi che adesso c’è anche il rischio che i vostri “poveri migranti africani” arrivino qui col Coronavirus…»
«Suvvia, Servosterzo. Prenda subito le distanze da questo fascismo.»
«Eccolo lì, va a finire sempre così: Servosterzo fascista, Servosterzo razzista, Servosterzo brutto, Servosterzo cattivo… Servosterzo ha solo a cuore il bene dell’Italia e degli italiani. E se per ottenerlo devo chiudere i porti, lo faccio.»

ZAP!

Esemplare il caso di Wu Min Ping, padrone di uno dei più frequentati negozi cinesi del centro. Visto il calo di clientela a causa della psicosi da Coronavirus, oggi ha annunciato che per sicurezza provvederà alla disinfestazione di tutto il locale e delle merci presenti. Inoltre, ha licenziato il personale cinese per assumere solo personale italiano.

CLICK!

Il vecchio spense il televisore. Rimase solo lo scoppiettio del camino, dolci ombre affusolate ritmavano sulle pareti.
«Signo’, avete preso le medicine?»
L’infermiere indugiò sull’uscio della sala.
«Sì…» disse il vecchio. Le pillole infilate tra i cuscini della poltrona. Le avrebbe buttate giù dal cesso dopo, lontano dagli occhi di quel rompiballe.
«Volete darmi il bicchìere?»
«No,» esclamò il vecchio, «lo butto via io.»
«Come volete. In caso di bisogno, basta che mi chiamate.»
Il vecchio alzò la mano, invitandolo ad allontanarsi. Lo schermo nero continuava a fissarlo, ricordandogli i tempi in cui era lui il protagonista del dibattito, quando gli bastava vomitare una frase o due per smuovere il popolo, quando il nemico era al di là del fiume e non dall’altra parte del mare.
«I cinesi se lo meritano, il Coronavirus. Sono sporchi, trattano gli animali di merda, mangiano ogni cosa che si muove. Sono come i terroni» sussurrò il vecchio leader spodestato, sistemando il culo sulla poltrona. Le parole ridotte a un brontolio indistinto, la bocca deformata dalla malattia e dalla stanchezza degli anni.
Ad ascoltarlo non era rimasto nessuno. Giusto così.

E.

(soundtrack: Hocico – Psychonaut)



Le altre parti del racconto le trovi qui.

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