Chi sono

Avrai senz’altro già letto la mia breve biografia presente in home page.
Ora, voglio raccontarti come ho iniziato a scrivere.

profile emanuele secco

È stato quando ho finito di leggere il mio primo libro dei «Piccoli Brividi», ne sono sicuro. Si trattava di Il fantasma senza testa. Storia semplice, nulla di particolare. Tuttavia, sfogliando le pagine, provai un brivido. Le descrizioni non rompevano il ritmo della narrazione e le atmosfere erano perfette, tanto da costringermi ad alzare gli occhi per controllare che in camera fosse tutto in ordine all’infuori del cerchio di luce creato dalla lampada a braccio appollaiata sulla testiera del letto.

Da lì cambiò tutto. Fu proprio quella sera che decisi cosa fare da grande, raggomitolato com’ero sotto le coperte, libro aperto: volevo scrivere. Negli anni ero passato da un desiderio all’altro. Prima volevo fare il pompiere, poi il paleontologo – e ricordo ancora lo sguardo sconcertato stampato sul viso di mia madre quando glielo annunciai per la prima volta – in seguito il giornalista, poi l’astronauta. Infine, eccomi lì: scrittore.
La cosa andò avanti per un po’. Per tutta la durata della quinta elementare e le scuole medie, durante le lezioni staccavo i fogli centrali dei quaderni per creare i miei primi libriccini. Erano storie scopiazzate qua e là, tra dinosauri e alieni, mostri senza forma e assassini che vagavano per la città in cerca di sangue.
Dracula fu un trauma. La prima volta che provai a leggerlo fallii miseramente. Non tentai nemmeno di scoprire cosa fosse successo a Jonathan Harker. Il castello del Conte era troppo per me (per non parlare del film di Coppola). Però ce la feci un paio di anni più tardi, e da lì scoprii Stephen King e il suo mondo fatto di personaggi e psiche.

La voglia di scrivere durò fino alle superiori. Lì diedi un taglio: decisi che da grande sarei diventato programmatore software. E allora, eccomi lì a vivere cinque anni di informatica perdendo una serie infinita di diottrie.
Quando venne il giorno di scegliere cosa fare della mia vita, poco prima degli esami di maturità, la direzione era chiara. In sede d’esame lo comunicai anche ai miei professori, i quali mi chiesero se, al posto della facoltà di informatica, non avessi ponderato qualcosa che incontrasse più i miei veri interessi. Dopotutto, in inglese non andavo male, in italiano e in storia ero tra i migliori della classe e dimostravo un vivo interesse per la musica. «Scegli una facoltà umanistica», volevano dirmi, ma io, nella mia testardaggine, ero convinto della mia scelta.
Informatica fu un fallimento. Gli esami procedevano a fatica. Non sentivo la spinta per andare avanti. Mi fermai per un anno, convinto che lavorando avrei ritrovato il sacro furore che mi aveva animato negli anni delle superiori. In parte funzionò, ma fu proprio qui che ricominciai a scrivere. Avevo scoperto Bukowski, Tarantino e Nolan. Mi piacevano perché erano essenziali.

Arrivò la crisi del 2008, venni licenziato il giorno del mio compleanno. Decisi di tornare a studiare: durai nove mesi, un parto. Era ora di cambiare.
Non senza dolore, mi iscrissi a Lingue e culture per l’editoria. L’inizio non fu facile, visto che avevo molto da recuperare. La mia formazione nelle materie umanistiche era quanto di più basico, ma non mi arresi. Ci misi anima e corpo, e alla fine scelsi una tesi tramite la quale trovavo un punto di contatto tra alcuni reperti runici ungheresi e anglosassoni. Ricevetti i complimenti della mia relatrice, la quale ammise che avevo fatto un ottimo lavoro e, soprattutto, non banale.
Mentre scrivevo la tesi della triennale, mi ero iscritto alla magistrale in Editoria e giornalismo. Macinai un esame dopo l’altro, facendo tesoro di ogni insegnamento che ritenevo utile per la mia formazione. Nel frattempo, avevo ripreso a scrivere racconti per pubblicarli su vari blog, ma una nuova professione si era fatta largo tra i miei desideri: grafico editoriale, ovvero colui che impagina libri e riviste.
Non feci fatica a trovare l’argomento per la tesi magistrale. Mi bastò una domanda: si può fare letteratura con i social network? Un anno di ricerca e scrittura dopo, gli ultimi mesi caratterizzati da notti insonni che si intervallavano al lavoro in ufficio, varcai per l’ultima volta l’ingresso dell’università dando il mio addio a tutti i luoghi che mi avevano accompagnato negli ultimi anni.

E ora, eccomi qui. Ho aperto il mio primo sito web vero e proprio (senza dimenticare il mio profilo Instagram, un blog per questo sito), lavoro al mio primo romanzo e ho cominciato una serie di video per spiegare la mia tesi magistrale. Oltretutto, scrivo articoli e impagino e-book per la casa editrice in cui lavoro. Posso dire di avercela fatta a trovare un mio inizio. Cristo, però, se è stata dura.
Chissà se la scrittura diventerà mai la mia occupazione principale. Serve solo pazienza, tutto qui.
Il bambino che sogna di diventare scrittore è vivo e vegeto, e ancora ricorda la bellezza di sfogliare per la prima volta le pagine che gli sono state rivelatrici.


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