Zona rossa, zona gialla

skkstories_58

«Oh, ma quanti siamo?»
«Aspe’, ché sto un po’ stretto.»
«Girati, girati.»
«Porcoggiuda! E che è tutta ‘sta gente?»
«Assembramento!»
«Piano, piano! Non spingente, mannaggiallamad…»
«Oh, fermi!»
«No, no, no, no! Cado!»

«Come stai?»
«Uff, me la sono vista brutta.»
«’Sti coglioni…»
«Lascia perdere, va’.»
«Ma che stracazzo è successo?!»
«E che ne so. Ce ne stavamo tanto comodi, tanto larghi, quando all’improvviso si è scatenato il casino.»
«Oh, zitti un po’! Non riesco nemmeno a sentirmi pensare.»
«Sì, ma stai calmo.»
«Chi ha parlato?»
«Io. Hai problemi?»
«Porco il diavolo, adesso vengo lì e ti stappo.»
«Dai, vieni se hai il coraggio.»
«Oh! Fermi tutti! Anche tu, che cazzo ti passa per la testa?»
«Ha cominciato lui.»
«Sì, come no.»
«Zitto anche tu. Oh…»
«Ci mancavano solo ‘sti idioti nuovi…»
«Silenzio! Già siamo tutti pigiati l’un l’altro, manca solo che ci mettiamo a litigare. Il bordo del mobile è lì, eh?! Non ci vuole niente a cadere.»
«Eh, infatti, io starei rischiando di…»
«Accontentati del posto che hai. Non vedi che non abbiamo le mani?»
«Sì, ma sono proprio sul bordo.»
«Stai zitto e vedrai che non rischi niente. Allora, quanti siamo?»
«Io ci sono!»
«Io ci sono!»
«Io pure.»
«Oh, Prosecco. Tu che sei il più alto, riesci a contare?»
«Ehm, uno, due… Ehm, cinque…»
«Ahf. ‘Sto qua non è tanto a piombo.»
«Ahn?!»
«Veneto autonomo!»
«Yuhu, Veneto!»
«A posto, siamo. Io ne conto sei qui attorno. Tu, invece?»
«Altre sei, per me.»
«Qui altre sei.»
«Ok, quindi se qui ce ne sono sei, lì altre sei, lì altre sei. 18 più tre, ne vedo altre quattro là in fondo…»
«Shcusate l’ardire, ma io starei un po’ stretto qui.»
«Dio santo, ho perso il conto.»
«Senti, hai tutto lo spazio del mondo. Non vedi che tra il davanzale e il mobile c’è un po’ di respiro?»
«Sì, tenete raggione, ma io sarei un Falanghina dei Campi Flegrei. Ho bisogno di aria.»
«Ah, eccolo, è arrivato il Napoli.»
«Uè! Sciacquatilabbocca prima di parlar’e Napule!»
«Napoli merda!»
«Uah, birraccemmerda! Polentone! Noi tenimmo ‘o sole, tenimmo ‘o mare…»
«E tenete pure ‘sto cazzo!»
«Quella latrina bucchinara ‘e mammeta.»
«’Sta ceppa de cazzo, proprio. BOOM!»
«Adesso basta, porco il diavolo. Ognuno ha il suo posto, e guai a chi fiata.»
«Sorry, ma se ci dividessimo in zone?»
«E brava Porter. Cosa suggerisci?»
«Ma lasciala stare, su. Mo ci mettiamo pure ad ascoltare le straniere?»
«Fermo n’attimo. Dicevi, Porter?»
«Well, direi di dividerci per longitudine. A quanto ho capito, il padrone ci ha disposte per tipologia.»
«Sì, forse hai ragione. Prosecco, me lo confermi?»
«Ahn?!»
«Grandeee! Ok, ascoltatemi tutti. Qua dobbiamo dividerci, ché se no è un casino. Zona gialla fino al Falanghina. Poi vedo tutti vini più corposi, quindi direi zona rossa, e quella delle birre è la zona arancione. Ora, mi raccomando, è importante che nessuno se ne esca dalla propria zona. A parte il fatto che non va bene mescolarsi troppo, rischiamo solo che il padrone rimanga disorientato quando si tratta di bere. In questo modo dovremmo avere tutti lo spazio che ci serve ed essere bene in evidenza. Tutti d’accordo?»
«Per me va bene.»
«Sì sì.»
«Ottimo!»
«Bon, fatta. Uff, che fatica.»

«Uè! Ma che è ‘sto razzismo? Che vi abbiamo mai fatto noi napoletani?»
«Aridaje!»
«Qualcuno lo stappi, vi prego…»

E.

(soundtrack: Snooks Eaglin – One Scotch, One Bourbon, One Beer)


Questa non è la prima volta che le scorte alcoliche della quarantena parlano tra loro. È già successo nel giorno 66 del Diario in quarantena (racconto breve A++).

Tutti gli altri racconti li trovi qui.

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