Silentium

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Lo scrittore afferrò un foglio e lo stese sulla scrivania. Mossa con maestria, la penna scorreva sulla superficie candida e leggermente ruvida. Invisibili all’occhio ma non alla mente, i tratti delineavano parole mai espresse. Una voce silente e allo stesso tempo assordante declamava congetture e conclusioni, un soliloquio dal sapore notorio.
Arrivato alla fine, lo scrittore posò la penna, si alzò dalla sedia e aprì le ante della libreria alle sue spalle. Si chinò verso lo scaffale più basso dove, in mezzo a decine di taccuini contenenti bozze e idee, se ne stava in bella vista un raccoglitore colmo di fogli bianchi, sulla copertina di pelle vi era incisa una parola: Silentium. Lo aprì e ci cacciò dentro il suo ultimo silenzio. Uno sguardo soddisfatto e rimise tutto in ordine, infine uscì dallo studio.
Ne aveva scritte di parole, ma mai così efficaci e numerose come quelle stese analizzando gli argomenti sui quali man mano evitava di esprimersi. Il silenzio è spesso una virtù, un colpo di genio che vale la pena annotare.
Si dice sempre che un bel tacer non fu mai scritto. A maggior ragione, a volte, basta provarci.

E.

(soundtrack: Mina – La voce del silenzio)


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