Coronavirus: cronache di un contagio

Tratto da tante piccole storie tristi (e vere)

skkstories_50, pt. 2

DRIIIN!
«Pronto, Gabriele?»
«Dimmi, mamma.»
«State partendo?»
«Sì, mamma.»
«Ah, ok. Ma siete tutti insieme? Ci sono i professori?»
«Sì, sì.»
«Va bene. Mi raccomando: non stare in zone troppo affollate e non stare dove la gente può starnutire troppo».
«Ma sì, mamma, è carnevale.»
«Eh, lo so. Però stai attento, ché con tutta ‘sta gente non si sa mai cosa può succedere.»
«Sì, mamma, però adesso devo andare.»
«Ah, aspetta: te le sei lavate le mani? Ricordati di coprirti la bocca quando ti viene da tossire.»
«Uffi!»
«E chiamami quando siete in piazza.»
«Va bene, va bene!»
«Va bene. Goditi gli gnocchi, ok?! Ciao, ciao, ciao, ciao…»
CLICK!

(la radio si accende)

«Momenti di panico a Castallate Sempioni. I supermercati nella zona rossa sono stati presi d’assalto dagli abitanti. Pasta, pane, uova, sale, i beni alimentari di prima necessità sono andati esauriti nel giro di poche ore. Introvabili anche carta igienica e sapone.
Nonostante le autorità comunali continuino a invitare alla calma, la popolazione non ha fatto a meno di provocare disagi anche tra i lavoratori. Questa mattina, la folla in coda davanti a un supermercato ancora chiuso ha costretto i commessi a ricorrere alle forze dell’ordine per entrare. Solo dopo ben due assalti da parte della Celere, gli impiegati hanno avuto il via libera per cominciare il turno. I feriti sono stati rispediti a casa, anche se alcuni non hanno voluto rinunciare a fare la spesa sebbene sanguinanti.»

(cambio stazione)

«Il governo agevola la diffusione del virus: PROVE TECNICHE DI STRAGE.»

(cambio stazione)

«Perché questo virus è un segno di Dio. Ha voluto punire una popolazione miscredente che fa il suo comodo nel mondo, e ora usa la stessa piaga per punire i nostri peccati. Riuniamoci in preghiera, quindi. Lasciamo da parte i nostri desideri e preghiamo per la salvezza, ché la salvezza viene solo da Dio. L’Apocalisse è incominciata. Dio benedica il Coronavirus!»

(cambio stazione)

«Io mi chiedo solo una cosa: ma che fine hanno fatto i Novax? Vuoi vedere che faranno la fila in pronto soccorso il giorno in cui verrà fuori un vaccino?»

(cambio stazione)

«Perché ‘sto virus arriva dai barconi, no?! I cinesi sono andati in Africa, hanno contagiato tutti ed ecco che è arrivato fin qui. Ma io dico, è tanto difficile chiudere le frontiere o dobbiamo farci invadere anche da ‘ste schifezze?»
«Non riesco ancora a credere alla quantità di vaccate che sta dicendo ‘sto miserabile.»
«Aspetta, aspetta. Lascialo parlare. Cosa volevi dirmi, Marco?»
«Sono Paolo, Beppe!»
«Ma sì, Marco, Paolo, chi se ne frega. Parla, no?!»
«Eh, niente, ci hanno detto che il virus può evolversi. Io mi stavo chiedendo se questa evoluzione avviene spontaneamente o se questa intelligenza viene indotta.»
«Ma per favore… Chiudi tutto, basta. Non ho più intenzione di stare qui a sentire queste stronzate.»

(la radio si spegne)

L’androne era deserto, il portone sbarrato. La portinaia era riuscita a svignarsela appena in tempo. Sugli scalini che portavano ai piani superiori si era depositata una patina di polvere alta quasi mezzo dito, tanto che il marmo non rifletteva più la luce proveniente dai finestroni.
Salendo di rampa in rampa, il silenzio veniva rotto dai rumori attutiti di decine di vite in quarantena. Prigionieri volontari, spinti da un’allerta tardiva e non più in grado di contenere la pandemia peggiore: la stupidità.
Non erano bastati i supermercati svuotati di tutti i generi di prima necessità da parte di carrelli pieni in formato apocalisse, non bastavano le farmacie distrutte perché sprovviste di sufficienti mascherine e disinfettante liquido. La psicosi da contagio era arrivata a un livello superiore. Gli inquilini, tutti, non potendosi più scannare a vicenda durante le riunioni condominiali, avevano sviluppato una guerra ancora più infima: denunciarsi a vicenda al 118. Non passava giorno senza che le ambulanze sfrecciassero da una parte all’altra della città, tanto che ormai gli operatori speravano di trovare un vero malato, almeno per dare un senso alla corsa appena fatta.
All’ultimo piano viveva un uomo sulla trentina. Nessuno l’aveva mai visto, nemmeno alle riunioni condominiali. C’era riuscita solo la vecchia del primo piano, tenendo d’occhio il pianerottolo dallo spioncino com’era abituata a fare quando sentiva chiudersi il portone d’ingresso. Aveva visto un giovane alto e scheletrico, riccioli neri disordinati che esaltavano il pallore del volto, il naso pronunciato che faceva da portantina a un paio di occhiali con la montatura spessa. Questo deve essere uno studiato, realizzò la vecchia tornando in sala, pronta per rituffarsi nel varietà pomeridiano.
Lui aveva studiato, certo, ma solo su Internet. Vegano, terrapiattista. L’associazione animalista di cui faceva parte lo pagava per produrre fake news; non certo cifre da lasciare a bocca aperta, ma quanto bastava per tirare avanti con la lotta. Le sue giornate erano tutte uguali: prima faceva un’analisi sugli argomenti più in voga sui social e sui media generalisti, poi produceva. Quella del Coronavirus, con la sua probabile diffusione a partire da un animale venduto al mercato, era stata una vera manna. Nei giorni successivi alle prime notizie, erano già pronte decine e decine di contenuti che spaziavano negli argomenti più vari. «L’OMS conferma: l’abuso di carne agevola il Coronavirus», «Nessuno te lo dirà mai: i vegano non si ammalano», «Condividi prima che lo cancellino: Il Coronavirus è un piano per il controllo della popolazione». Questi e tanti altri trovarono consenso e una diffusione niente male, tanto che alcuni virologi li citarono nelle loro manfrine quotidiane; ma oltre a pagare di più il suo genio, l’associazione avrebbe dovuto dire grazie a un pubblico sempre più ottuso e pronto a credere alla prima notizia che sa di miracolo o segreto svelato. Perché la paura riesce a ingigantire anche le cifre più misere, alimentandosi di verità manipolate e cotte a puntino per il primo boccalone pronto a ingurgitare anche il suo stesso vomito.
Quella particolare mattina, il fabbricatore di fake news si era mosso con calma. Aveva deciso che era ora di tirare un po’ il fiato, cercare l’ispirazione per un contenuto più creativo. E quest’ultimo arrivò:

«CARNIVOROUS is an anagram of CORONAVIRUS. Coincidence? We think not.»

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«Immunity, long overdue
Contagion, I exhale you
Naive, I opened up to you
Venom in mania
Now, contagion, I exhale you»

E.

(soundtrack: Tool – Fear Inoculum)


Le altre parti del racconto le trovi qui.

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