Halloween: semplice americanata o c’è qualcosa in più?

Indizi di tradizioni italiane nella festa più discussa del momento

Contrariamente a quanto successo in precedenza, quest’anno Halloween non mi ha colto impreparato. Di solito mi accorgevo della ricorrenza a pochi giorni dalla sua venuta, tanto che mi trovavo impreparato a preparare il materiale per quella che ritengo essere una tra le ricorrenze più affascinanti dell’anno. Non tanto per i film horror, la zucca, l’eventuale costume e la cena con gli amici, ma perché ho preso a cuore il suo ritorno nel nostro Paese. Esatto, parlo di ritorno, non di introduzione. Il motivo lo scoprirai continuando a leggere questo articolo.

Io e Halloween. Un amore lungo un’infanzia

Il mio primo contatto con Halloween lo devo ai “Piccoli Brividi”, come anche il mio primo approccio alla scrittura, e in particolare a Il fantasma senza testa. In un periodo in cui muovevo i primi passi nel mondo dell’horror, trovavo bellissimo questa sorta di carnevale ricco di creature spaventose.
A quei tempi, doveva essere il 1998, Halloween era ancora sconosciuto ai più, e relegato al rango di “festa americana”. Col tempo, però, complici anche musica e cinema, il nostro rapporto con tale festività si è consolidato, tanto che mi capita sempre più spesso di vedere gruppi interi di bambini girare felici e mascherati per le strade dei paesi in cerca di qualche dolcetto; e quando li vedo non posso fare a meno di provare un po’ di invidia per loro, visto che anch’io avrei voluto festeggiare Halloween alla loro età. In fondo, sono bambini, che problema c’è a farli festeggiare un giorno in più?

Halloween e l’Italia. Tra origini e ritorno

Non ho mai capito chi si scaglia contro Halloween adducendo argomentazioni che partono dall’invasione della cultura americana per arrivare ad affermare che demoni e diavoli indurrebbero al peccato “i nostri giovani” attraverso la tentazione della spensieratezza. Rido di gusto, anche se un po’ amareggiato, quando leggo dichiarazioni e volantinaggi che tentano di screditare un’occasione di gioia, quando sento di preghiere e fiaccolate riparatrici in pieno stile Family Day.
E ti sorprendi ancora? mi chiedo realizzando di vivere in Italia, lo stesso paese che fino a qualche decennio fa festeggiava il periodo di San Martino con modalità accostabili a quelle americane.
‘Sti predicatori in erba conoscono davvero Halloween? La Storia, in questa occasione, ci viene d’aiuto.

Le origini di Halloween sono da imputare all’epoca preromanica. Il periodo in cui si festeggiava tale evento (portante il nome di Samhain o Sauin) era considerato come una sorta di Capodanno: un passaggio dalla stagione della luce, in cui le bestie venivano portate ai pascoli e si coltivavano i campi, alla stagione buia e fredda.
Gli antichi credevano che in questo periodo dell’anno il passaggio da una stagione all’altra rappresentasse anche una spaccatura spazio-temporale in cui il mondo dei vivi e dei morti entravano in contatto. In questo modo, si pensava che le anime dei defunti dessero vita a vere e proprie processioni per i villaggi, visitando le case dei loro discendenti. A questo proposito, c’è anche da dire che è sempre esistita una differenziazione tra defunti buoni e cattivi. I primi sono spiriti amorevoli, in grado di proteggere i loro cari e portare felicità nelle case che visitano. I secondi, invece, sono adirati e vendicativi, spiriti pronti a minacciare ritorsioni se le loro richieste di sostentamento non vengono accolte dai vivi (ricorda qualcosa?). Queste differenze diedero vita a riti di accoglienza e vere e proprie misure difensive e scaramantiche.
A quanto pare, fin dal periodo preromanico era d’uso mascherarsi con pelli d’animali, accendere grandi falò propiziatori e, per quanto riguarda i bambini e i poveri, fare delle lunghe questue in nome dei morti a scopo protettivo e scaramantico; a volte minacciando la venuta di qualche disgrazia se la richiesta fosse stata respinta.

Quando i Romani entrarono in contatto con le civiltà celtiche, identificarono Samhain con la loro Lemuria (o Lemuraria), l’insieme di feste che venivano celebrate tra il 9, l’11 e il 13 maggio (calendario corrente) per esorcizzare gli spiriti dei morti. I conquistatori, visto il sentimento che suscitava la ricorrenza celtica, decisero di lasciarla intatta.
Con l’avvento della Chiesa romana assistiamo, il 13 maggio 610 d.C., all’istituzione della festività di Ognissanti da parte di papa Bonifacio IV. Il giorno venne dedicato al Pantheon, alla Vergine Maria e tutti i santi. Si può supporre che la scelta della data derivi dalla Lemuria, nel suo giorno di massimo splendore.
La Chiesa tentò invano di cancellare le celebrazioni manistiche che non richiedevano, e non volevano, un suo intervento in campo (come Samhain), e fu così che, nell’VIII secolo d.C., decise di spostare la ricorrenza di Ognissanti al 1° novembre. Questo avvenne prima solo a Roma, e solo entro il 1475, con papa Sisto IV, tutta la Chiesa d’Occidente si adeguò alla festività autunnale di Ognissanti, integrandosi così con i culti precristiani dopo aver tentato inutilmente di cancellarli.

Quello che molti “predicatori” non tengono presente è che il nome stesso della ricorrenza moderna deriva proprio dalla festività di Ognissanti. Il nome Halloween, infatti, deriva dalla contrazione dell’inglese All Hallows’ eve, letteralmente “sera di Ognissanti”. Per come la conosciamo oggi, anche grazie ai film, la festività deriva dall’importazione negli Stati Uniti di usanze riscontrabili in Irlanda e in Scozia grazie alla forte migrazione di tali popoli avvenuta nel XIX secolo.
Non si faccia l’errore di pensare che tali usanze, divenute americane, non trovino un riscontro con la nostra tradizione.

In Italia assistiamo alla presenza di tradizioni e culti rivolti ai morti che hanno tutta l’aria di condividere l’origine con il moderno “dolcetto o scherzetto”, e questo fino al secondo dopoguerra (e, in alcuni casi, anche oltre).
A quanto pare, nemmeno l’utilizzo della zucca è prerogativa esclusivamente americana. A Raiano, in provincia di l’Aquila, nel 2003 Damiano Venanzio Fucinese scrive che «un tempo, fino a una cinquantina d’anni fa, i ragazzi preparavano la “checòcce”, le zucche. Vuotavano delle grandi zucche e ci praticavano dei fori che riproducevano il naso, gli occhi e la bocca; un grosso buco alla base consentiva di introdurvi una candela accesa». Ancora, Lombradi Satriani e Meligrana, scrivono che a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, «fino a qualche anno fa, nel giorno dei morti i bambini andavano per le case, portando una zucca svuotata e lavorata a mo’ di teschio, nel cui interno era accesa una candela. Con questa maschera mortuaria chiedevano: “’ndi dati i beneditti morti?” ricevendone in cambio cibi e più raramente soldi». Testimonianze riguardanti zucche intagliate non mancano nemmeno in Sardegna e in qualche zona del Friuli.
In tutto il territorio italiano troviamo testimonianze di grandi cene in onore dei morti, di gruppi di bambini che bussavano alle case per ricevere qualcosa da mangiare, di travestimenti terrificanti e di giochi la cui funzione era la protezione dagli spiriti maligni. In Friuli, in Veneto e in Piemonte sono forti le testimonianze di bambini e poveri che bussavano di casa in casa chiedendo qualcosa da mangiare. Molte volte i bambini minacciavano anche uno scherzo o un dispetto, oppure la venuta di uno spirito maligno, se la loro richiesta non fosse stata accolta dai padroni di casa.
Non mancano i riti di accoglienza dei morti nelle proprie case. Per quanto riguarda la Liguria, Giardelli scrisse che la mattina di Ognissanti «bisogna preparare ben pulite e riordinate le camere e alzarsi presto per lasciare il letto ai morti, stanchi del viaggio. Si avrà inoltre l’avvertenza di porre del cibo sulla tavola, perché possano rifocillarsi». Questa usanza si trova in tutta Italia e riguarda le anime benigne di cui ho parlato sopra.

Tutto ciò che ti ho appena raccontato lo devo a Halloween, nei giorni che i morti ritornano (Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, 2006). 347 pagine in cui trovano posto tutte le tradizioni “halloweeniane” che Baldini e Bellosi sono riusciti a raccogliere in tutta Italia, testimone una cospicua bibliografia.
Punto di vista, quello proposto dai due autori, che aiuta a riflettere: questa voglia di festeggiare Halloween è solo una moda americana a tratti “satanica” o un retaggio del passato tornato in tutta la sua potenza?

E.


Qui trovi la selezione dei miei racconti per Halloween.

2 risposte a "Halloween: semplice americanata o c’è qualcosa in più?"

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