Traum

photo: http://thedarkestblog.com/

skkstories_15

Cos’è questo rumore?
Un soffio d’aria sui piedi.
È già giorno?
Le palpebre, chiuse, immergono i miei sensi nel nero. Fosse mattino, la luce che entra di taglio dal Velux renderebbe il tutto pregno di una sfumatura tendente all’arancio.
Non voglio aprire gli occhi. Voglio dormire, cazzo. La sveglia suonerà presto, e nonostante tutto ho indugiato a scrivere e leggere fino a tardi. Ancora qualche ora per riposarmi, prima di iniziare una nuova giornata da passare in attesa del momento in cui rientrerò in casa e potrò, finalmente, sedermi all’unica scrivania in cui il capo sono io.
Un fruscio di lenzuola.
Probabilmente sta arrivando un temporale. Di solito il vento è il primo segno nelle afose notti d’estate, l’unica occasione in cui in mansarda si riesce a respirare senza dover per forza accendere il condizionatore. Tuttavia, non sento tuoni. È ancora lontano.
Incrocio i piedi. Che possa venir giù anche l’anima del Signore, io me ne starò qui a dormire. Oltretutto, non sarebbe male riprendere il sogno che stavo facendo. L’immagine è ancora potente nella mia mente. Forse, se mi sforzo, riesco a riacchiapparlo.
Cerco a tastoni il lenzuolo, invano. Probabilmente è finito per terra. Brontolando, mi giro fino a ritrovarmi steso sulla schiena. E va bene, se proprio devo svegliarmi…
Non appena apro gli occhi, sento di nuovo il fruscio, ma questa volta si avvicina. Il lenzuolo, animato di vita propria, avanza in aria sopra di me. È veloce. Una bocca aperta, nera, che preclude la vista di tutto il resto. Cerco di gridare, ma non riesco a emettere altro che un rantolo soffocato. Mi copro il volto con le mani, ma ormai li ho visti: due occhi bianchi, senza vita, mi fissano da sopra il bordo dell’oscurità che mi ha avvolto.
Silenzio ovattato.

Apro gli occhi.
Scatto sul letto.
Un gemito. Sento un urlo crescermi in gola, ma non so come riesco a domarlo.
Il cuore è un’orchestra di percussioni.
Ai piedi del letto il lenzuolo si muove appena, trascinato dall’aria che sta crescendo d’intensità. La stanza viene illuminata da un lampo, debole e lontano.
Si sta avvicinando un temporale, penso. Ora mi toccherà alzarmi, chiudere i Velux e accendere il condizionatore. Non voglio rischiare di risvegliarmi quando avrò ripreso sonno e solo per evitare che piova dentro.
Accendo la luce del comodino. Rapidamente chiudo i basculanti in bagno e sopra il letto. Aziono il condizionatore.
Non appena mi ristendo, tiro a me il lenzuolo. Il respiro si calma. Pochi secondi e arriva la prima frescura, sudore che si asciuga. Cerco di farmi cullare dal ronzio che ora ha invaso la stanza, ma invano. I due occhi bianchi sono ancora presenti, anche se non li vedo. Un lieve residuo a mezz’aria nell’angolo più buio.
Mi tiro la coperta fino alla bocca. Ricorda, mi dico, fai come quando eri piccolo e avevi paura che, una volta spenta la luce, comparisse il Conte Dracula in attesa di succhiarti il sangue se solo i vostri sguardi si fossero incrociati. Pensa ad altro. Concentrati. Sì, se mai riuscirò a riprendere sonno. Se questo non è ancora un sogno.

E.

(soundtrack: Hans Zimmer – Dream Is Collapsing)

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