Me stesso

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Scrivere di sé stessi è, senza dubbio, la cosa più difficile per uno scrittore.
Quanta verità, tra le righe, e quanta finzione?
Non è banale pensare a una similitudine con l’azione di guardarsi allo specchio. Prima di tutto serve trovare il coraggio di sostenere il proprio sguardo, il che porta a chiedersi se il fondamento delle proprie certezze stia in piedi o se si tratti di un cestino colmo di viveri dall’aspetto ottimo ma dal sapore atroce. Tuttavia, i soggetti più caparbi riescono a trasformare la menzogna in verità, quanto meno per loro stessi. Contrariamente, non esisterebbe la professione di scrittore (o quella di “contaballe”, un compito non da poco).
Sono davvero come ho deciso di apparire? In molti non sanno rispondersi, ma schiere di altri ci hanno costruito la propria esistenza. Bugia dopo bugia, vanno avanti per la loro strada. In sostegno della menzogna base, costruendone contesti credibili per l’ascoltatore, riescono a sostenere un’intera vita fittizia, grazie anche al dono di una memoria invidiabile, al solo scopo di nascondere la verità: una vita fatta di nulla; un riflesso, spesso involontario, di una spiccata sindrome da pene piccolo.
Poi ci sono le persone che vivono una vita sì molto interessante (per davvero), ma che ne parlano come se niente fosse. Nel senso che non ti fanno pesare l’eccezionalità dei fatti raccontati. L’ascoltatore, in questo caso, proverà sì una buona misura di invidia, ma non in senso negativo. È più un sentimento che sconfina nella sincera ammirazione, il che arriva alla felicitazione accompagnata da un brindisi.
Infine, ci sono le persone come me. Una vita ordinaria in cui ordinario e straordinario si intervallano in maniera così frequente da rendere il tutto, a prima vista, piatto. La coesione tra i due livelli è tale da non riuscire subito a esprimere un commento su quanto vissuto. Serve tempo per elaborare il tutto, anche solo per riuscire a incasellare i tasselli nel giusto insieme.
L’eterna domanda: ciò che ho da dire è davvero interessante? Un sentimento che può sembrare insicurezza, ma che può essere inquadrato in una continua ponderazione. Allora cala il silenzio, la mente sempre al lavoro. Distacco? Riservatezza? No, solo una continua scelta.
Pensi anche che quanto appena scritto sia solo una storiella che ti racconti per nascondere la tua profonda inadeguatezza sociale. Quindi si torna al punto di partenza: quanta verità e quanta finzione? Difficile dirlo. La pagina, lo specchio, continua a guardarti.

Pensavo che scrivere di sé stessi fosse la soluzione ai miei problemi. Mi sbagliavo. Dipende da quanto sei deciso a scavare, quanto sei disposto a metterti a nudo.
Sarà davvero interessante?

E.

(soundtrack: Placebo – Too Many Friends)

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