EMANUELE SECCO

Copywriter, food writer, social media manager, scrittore freelance

Punk manifesto

Tra copywriting, food writing e social media, ti racconto cos’è Punk Food Copy

Credi che una comunicazione punk non faccia per te?

Prima di abbandonare questa pagina con l’aria contrariata di chi schifa i Sex Pistol e i Rancid, le borchie, i tatuaggi, i jeans strappati e le creste laccate, leggi i prossimi paragrafi. Solo pochi minuti, poi se vuoi potrai mandarmi a stendere.

E per continuare ti consiglio questa playlist. Nata in un momento di ispirazione, ha accompagnato la messa a punto di Punk Food Copy e, come lui, è in continua crescita ed evoluzione.

L’idea ti stuzzica da subito?

Cos’è Punk Food Copy?

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È la mia filosofia per una comunicazione etica, consapevole e con la giusta estetica. È autenticità, anti-trend e responsabilità, ovvero i pilastri di un racconto genuino.

Perché proprio ‘punk’?

Con la parola ‘punk’ mi riferisco alla radice del suo significato ideologico, ossia il rifiuto della convenzione e della cultura dominante.

In questo senso, Punk Food Copy è:

un punto di rottura con l’omologazione

Vale la pena svendere la propria identità e i propri valori per qualche like in più?

Seguire i trend (grafici, testuali o contenutistici) e produrre contenuti con l’Intelligenza Artificiale è omologazione, non strategia.

Il contenuto di tendenza, semmai, deve adattarsi alla tua identità, mai il contrario, in barba alle logiche degli algoritmi.

avere ben chiara la propria identità

I tuoi contenuti e la tua identità non devono per forza essere sopra le righe, e nemmeno iper-zuccherati e con colori pastello.

Oggi è più punk mettere al centro il proprio essere, prendere ispirazione senza copiare, riappropriarsi della propria identità e comunicarsi per quello che si è.

instaurare un rapporto di rispetto reciproco con il cliente

Servire non significa essere servi, quindi è bene ragionare se è vero che “il cliente ha sempre ragione”. Bisogna essere fermi e convinti della propria offerta e della propria identità, e soprattutto consci del fatto che non si può sempre accontentare tutti.

completare la democratizzazione della comunicazione

È giusto farsi capire da tutti, ma non per questo bisogna inseguire chi non vuole ascoltare. Introduciamo un pizzico di anarchia e traduciamola in un senso di consapevolezza e responsabilità su come e cosa si comunica.

Lentezza e approfondimento

Un racconto senza approfondimento è un secondo senza contorno, un bagno senza bidet, un romanzo senza finale.

In un mondo mostrato con montaggio serrato, è più punk prendersi il proprio tempo. Se pensi di riuscire a raccontarti in pochi secondi, allora fermati e rivedi i tuoi piani.

Nonostante il termine ‘food’ sia una presenza necessaria per il mio campo di lavoro, Punk Food Copy è una visione che può adattarsi a chiunque voglia comunicare sé stesso o la sua attività sul web, sui social media e su carta.

L’unica regola è essere sé stessi senza sovrastrutture.

Ciò mi ha portato a stilare un Manifesto… più che altro una sorta di traccia che un vero regolamento.

Punk Manifesto

Ribellione anti-trend

antipasto

Non rincorriamo i trend, lasciamoli soli.
I trend sono un’arma a doppio taglio: possono essere ottimi per la visibilità ma dannosi quando portano pubblico indesiderato, e poi rischi di trasformarti in una fotocopia che nessuno ricorderà.

Autenticità radicale

primo

Le storie vere puzzano di fritto, non di filtri.
Devi mostrarti senza finzioni o trucchi di sorta. Un piatto e un viaggio possono essere imperfetti, e proprio per questo risultare veri, straordinari e memorabili.

Crudité di storytelling

secondo

Meglio una frase storta che una vuota.
Il racconto sei tu e nessun altro. Fuggi dalle forzature, dalla glassa narrativa, dai condimenti coprenti e dall’autocelebrazione. Le formulette e i metodi infallibili funzionano fino a un certo punto, perché quello che conta è la tua voce.

No filter

contorno

Il cibo che brilla è insapore.
Quante volte hai visto foto scintillanti e plasticose o piatti immersi in tavole così apparecchiate da sembrare nature morte di mise en place?
Se devi raccontare un piatto, prima di tutto mostra quello. Il più delle volte, il resto è puro parecio1.

1 termine dialettale veneto. In questo senso indica la mise en place come corredo effimero al racconto di un piatto o di un ristorante.

Meno like, ma più valore

dessert

I like non saziano. Le parole sì.
Il tuo racconto è rivolto alle persone, non certo agli algoritmi.
Tutto ciò ti porterà meno like? Probabile, ma pensa a cosa è più importante: arrivare al pubblico giusto o rivolgerti a tanti mordi-e-fuggi che non capiscono chi sei?

Le parole sono sì magia e sinfonia, ma anche una chitarra distorta che stordisce e incanta le orecchie di chi ascolta.

Le tue emozioni e la tua vita sono alla base del tuo lavoro, del tuo prodotto e dell’amore che ci metti.

La scelta è solo tua: preferisci una comunicazione alla buona o standardizzata “perché così fan tutti” o vuoi qualcosa in più?

«Repeat after me: WE ARE NOT YOUR KIND!»

Sei sei ancora qui, ti do il benvenuto in Punk Food Copy.

Stop Word

Secondo Wikipedia, le stop word sono le parole eliminate dal testo prima che abbia inizio un qualsiasi processo di analisi del linguaggio naturale. Quando un motore di ricerca analizza la stringa inviata dall’utente, infatti, non considera gli articoli determinativi e indeterminativi, i pronomi, le preposizioni e tutte le parole che reputa prive di significato ai fini della ricerca stessa.

Prima di conoscerci, voglio essere chiaro: anch’io ho le mie stop words. Perché va bene il punk, ma non per questo dobbiamo gettare all’aria la lingua italiana e cedere alle mode del momento.

Non userò mai formule come ‘gustoso’, ‘leader di settore’, ‘prodotto di punta’, ‘qualità superiore’, ‘resilienza’, ‘impattante’, ‘tradizione e innovazione’, ‘avanguardia’, ‘cucina d’eccellenza’, ‘di livello’, ‘del territorio’, ‘il più usato’, ‘macchinoni e appartamenti a Dubai’, ‘team working’, ‘problem solving’, ‘metodo infallibile’ e simili. Queste le lascio volentieri a chi non sa scrivere o raccontare in lingua italiana, come anche a ChatGPT e simili.

In più, non sopporto il burocratese inappropriato, le maiuscole degli allocutivi di cortesia e ogni genere di parola vuota e altisonante.

L’abuso di queste formule è facile per chi scrive e noioso per chi legge.

Non ti servirà a nulla elogiarti come ‘leader di settore’ se poi il messaggio si ferma lì. Invece di mostrare solo ‘chi sei’, concentriamoci sul ‘perché sei’ così da distinguerti davvero dalla concorrenza.

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