EMANUELE SECCO

Copywriter, food writer, social media manager, scrittore freelance

Scrivere la tesi di laurea con l’intelligenza artificiale non è legale

Se stai pensando di usare ChatGPT o simili per scrivere la tua tesi di laurea, fermati: è illegale. È molto meglio rivolgersi a un tutor

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Scrivere una tesi di laurea può essere un compito più difficile del previsto. I tempi spesso strettissimi, i relatori che rispondono a spizzichi e bocconi, le facoltà che non mettono a disposizione corsi o webinar su come procedere con i lavori – e quando ci sono, o non si fa abbastanza promozione oppure i posti sono limitatissimi –, le librerie e le biblioteche che esauriscono le copie di Come si fa una tesi di laurea di Umberto Eco.

Detto questo, posso capirti se hai pensato di fartela scrivere dall’Intelligenza Artificiale. Prima di cedere al lato oscuro, però, fermati e pensaci più di due volte. Sì, perché ricorrere a strumenti come ChatGPT, Gemini, Copilot o simili comporta tre rischi principali:

  1. può compromettere la bontà del tuo lavoro;
  2. ti fa incappare in un reato ben preciso;
  3. vanificherai lo scopo della laurea.

Cominciamo?

Un richiesta insolita

Questo articolo nasce da una richiesta arrivatami qualche mese fa. Prima di inaugurare il mio servizio di tutor per tesi di laurea, uno studente mi chiede aiuto per curare le note a piè di pagina e la bibliografia della sua tesi in giurisprudenza. Convinto che si trattasse di un lavoro di cura del testo e impaginazione, concordiamo di fare un primo colloquio così da analizzare il caso e capire bene cosa gli serve.

Parte la chiamata, e dopo pochi minuti viene fuori che vuole il mio aiuto per:

  • parafrasare con l’AI il testo copiato parola per parola dalle fonti, così da passare vari controlli anti-plagio;
  • cercare con l’AI fonti che non avrebbe usato all’interno del testo al solo scopo di rimpolpare la bibliografia.

Il motivo? Vuole fare in fretta perché tra praticantato e studio sono già passati diversi mesi e la consegna è molto vicina.

Dopo aver ritrovato le parole – ammetto che non mi aspettavo una proposta simile – gli nego il mio aiuto e lo invito a non cedere alla tentazione della faciloneria che oggi corrisponde all’abbreviazione ‘AI’ perché ci sono tre grossi rischi.

1. L’Intelligenza artificiale può sbagliare

Prima ce lo ficchiamo in testa e prima usciremo da ‘sto ciclone: l’Intelligenza Artificiale può sbagliare; e sbagliamo anche noi a non definirla ‘rete neurale’, ma questo è un altro discorso che, se vuoi, approfondirò in un altro articolo.

Poco conta che i produttori assicurino che questi sistemi siano in grado di eseguire ricerche approfondite su Internet, perché l’orrore è sempre dietro l’angolo. Gli errori, infatti, non si fermano solo alla generazione del linguaggio naturale (concordanze di genere e numero errate, paragrafi e subordinate che nemmeno il più intricato decreto legge, povertà di lessico, punteggiatura a volte casuale e molto altro), ma si estendono a tipologie di dati fondamentali per una tesi di laurea: i riferimenti bibliografici.

Se un errore nell’anno di edizione o nell’editore di un volume può essere risolto con una ricerca in più, lo stesso non si può dire quando il sistema inventa le fonti di “sua” iniziativa. E immagina cosa sarebbe successo al suddetto studente se l’AI avesse inventato i riferimenti a delle sentenze o ad altri tipi di fonti primarie per il suo lavoro.

Se però gli errori si possono rimediare con un’opera massiva di revisione, ma questo vorrebbe dire rivedere in toto il testo generato dal sistema, lo stesso non si può dire del prossimo rischio. Sì, perché cosa dice la legge in merito?

2. La legge dice che non si fa

Per quanto riguarda un qualsiasi tipo di testo consegnato con lo scopo di ottenere un titolo di studio riconosciuto dallo Stato (laurea compresa), la legge è chiara:

legge n. 475/1925, art. 1

«Chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche Amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico, per l’abilitazione all’insegnamento od all’esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti, presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno.

La pena della reclusione non può essere inferiore a sei mesi qualora l’intento sia conseguito.»

In più, l’art. 2 della stessa legge fa riferimento all’autore del testo-truffa:

legge n. 475/1925, art. 2

«Chiunque esegue o procura dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici, e in genere lavori per gli scopi di cui all’articolo precedente, è punito a norma della prima parte dell’articolo stesso. È punito a termine del capoverso del detto articolo se l’aspirante consegua l’intento.

In ogni caso la pena è aumentata da un terzo alla metà se concorra il fine di lucro; e se concorra anche l’abitualità, la pena è della reclusione da uno a tre anni.»

Sebbene un sistema di AI non possa ancora essere inquadrato come ‘autore’, quindi non punibile dall’art. 2, il punto centrale è la figura di colui che presenta un testo di cui non è l’autore per conseguire un titolo di studio. Egli, quindi, sarà punibile dall’art. 1, e questo tralasciando il fatto che il prompt (o quanti ne sono serviti) utile per generare il testo possa o meno essere definito come ‘opera originale’.

In soldoni: la legge dice chiaramente che non si può presentare alla commissione una tesi di laurea che non sia stata scritta dal candidato.

Chiaro il perché non ho accettato quelli che per me sarebbero stati soldi facili?

3. Non imparerai nulla

La tesi non è una perdita di tempo che le Università hanno deciso di istituire per farti perdere tempo o per chissà quale altro sadico motivo.

Deve esserti chiaro: la tesi è la dimostrazione che hai acquisito tutti gli strumenti necessari per risolvere un problema. Che sia compilativa o di ricerca, infatti, questa tipologia di testo è il modo con cui mostri di essere capace di applicare il metodo scientifico:

  • riconoscimento e approfondimento dell’idea;
  • ricerca del materiale di studio;
  • raccolta dei dati utili;
  • riconoscimento delle antitesi e smentita;
  • redazione del testo;
  • pubblicazione.

E questi sono passi utili che faranno la differenza quando comincerai a lavorare.

Prima devi imparare a gestire il metodo, e solo dopo avrai gli strumenti necessari per capire quando l’AI sbaglia e, quindi, correggerla. Cosa mai dimostreresti lasciando che sia l’AI a cercare le fonti e a generare il testo? Se devi vanificare lo scopo della laurea, tanto valeva non iscriversi all’università.

Qualche parola per finire

Lungi da me che questo articolo passi come giudizio nei confronti dello studente rifiutato, voglio solo lasciarti qualche punto di riflessione utile anche in ambito professionale:

  • generare un testo con l’AI e spacciarlo per proprio è una truffa. Se poi consideriamo l’ambito accademico, la legge è chiara e possono essere guai seri;
  • se l’avessero scoperto, il mio sarebbe stato concorso in truffa (la fattura canta);
  • lo studente ha provato a giustificarsi tirando in ballo diverse piattaforme che si offrono di generare con l’AI tesi sotto compenso, come dire che “c’è già chi lo fa, quindi che male c’è?” (e qui ammetto di aver avuto la tentazione di interrompere la chiamata, e non credo di dover spiegare il motivo);
  • sì, ci vogliono mesi di studio, approfondimento e scrittura per una tesi, e c’è chi la scrive lavorando a tempo pieno. Quindi, perché avrei dovuto concorrere in ’sta cafonata?

Caro studente universitario, la tesi è il compimento di un ciclo di studi che ti sei guadagnato a fatica. Perché, quindi, farlo generare all’AI? È questo il modo con cui affronterai il mondo del lavoro?

Purtroppo, come dicevo all’inizio, capisco anche che la scrittura della tesi possa sembrarti un ostacolo non da poco. Diciamolo: nelle scuole superiori e nelle università si bada sempre meno alla produzione testuale, a volte i relatori sono personaggi evanescenti, e spesso mancano dei corsi che aiutino gli studenti a orientarsi nella costruzione di un buon elaborato finale.

Come risolvere? Semplice: rivolgiti a un tutor per tesi di laurea come il sottoscritto.
Completamente da remoto, ti darò tutte le nozioni utili per organizzare il lavoro, cercare, raccogliere e citare le fonti, leggere le norme redazionali e iniziare a scrivere; e anche qualche rassicurazione, ché male non fa.

E ricorda: io ti spiegherò il metodo, la scrittura sarà compito tuo.
Scrivimi e organizziamo la prima chiamata gratuita, così potrai raccontarmi il tuo caso.

Emanuele

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