La maschera del diavolo – Una leggenda friulana

Quella che ti riporto oggi è la prima delle molte leggende friulane con le quali sono cresciuto.
Oltre alla Strega che viveva sotto il letto sempre pronta a graffiarmi le natiche coi suoi artigli, il Babau, l’Uomo Nero e il lupo mannaro (un immaginario alimentato a dovere da uno zio in particolare), c’era anche la Maschera del Diavolo.

Quando ero piccolo succedeva spesso che papà mi portasse nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Udine, luogo in cui la Maschera è tutt’ora esposta. Fin da quando ho memoria, e forse anche prima, la nonna Vania era sempre stata nell’ospedale poco lontano, quindi capitava spesso che dopo averle fatto visita facessimo una passeggiata in centro.
Ogni volta volevo vedere la Maschera e udirne la storia. Ne ero terrorizzato, completamente nera com’è e torreggiante sul bambino biondo e magrolino che ero; ricordo che per un periodo avevo anche paura di guardarne l’elmo vuoto per paura che dalla visiera apparissero gli occhi infiammati del Diavolo. Tuttavia, la Maschera esercitava un fascino irresistibile. Era davvero appartenuta al Diavolo? Era davvero in grado di non togliersi più una volta indossata? Queste e altre domande mi affollavano i pensieri mentre rimanevo imbambolato al suo cospetto.

A pensarci bene, forse è proprio questo il punto di inizio. Forse la mia passione per la scrittura la devo proprio a quel bambino biondo, magro stecchito, e ai suoi occhi azzurri, sgranati e fissi su una storia vecchia di secoli, ma ancora in grado di terrorizzare a dovere.

E.

Di seguito, la leggenda completa.


«Avvenne che un tale gentiluomo, di cui per degno rispetto si tace il nome e il cognome, qui di Udine, essendo di carnevale conforme all’uso si mascherò; ma in che forma? In forma di diavolo. Erano alquanti di loro mascherati in compagnia che venivano verso Pracchiuso, dove si facevano festini e balli. Quando furono in Giardino sotto gli scalini del Cimitero della Madonna delle Grazie, tutti gli altri compagni – per la reverenza che portavano al luogo sacro e alla santissima Vergine delle Grazie – andarono a passar il ponte al di là dei Molini, eccetto questo Demonio indiavolato che, come per sprezzo, volle passar per il Cimitero lui solo.
Che avvenne? Avvenne questo, che, essendo andato a casa per spogliarsi di quell’abito maledetto, mai poté spogliarsi sin tanto che non ricorse all’intercessione di quella Vergine che aveva disprezzato.
Onde questo povero peccatore può ben dire quello che dice sant’Anselm: «A te, misericordiosa Domina, io peccatore ansiosamente ricorro; al di fuori di te non vi è salvezza alcuna in questo mondo.»
Venne finalmente questo peccatore pentito a soddisfar il suo volto e in testimonianza lasciò quella sua armatura di ferro della quale s’era vestito e mascherato, avendo sopra l’elmo un paio di corni che benissimo si può vedere in chiesa.»

(Domenico Margarita, Origine del Santuario delle Grazie, 1658)

«La Maschera del Diavolo è una armatura cornuta in ferro, uscita dalle officine milanesi alla fine del secolo XV (reca incisa all’interno la data 1495). È il più antico ex-voto conservato in santuario. Secondo il Margarita fu donata nel 1560; secondo il Palladino nel 1500. Il proprietario doveva essere un giovane – come dalle testimonianze scritte – non più alto di 1,55 cm.
Per moltissimi anni la Maschera del Diavolo rimase appesa nell’atrio del santuario, assieme ad altri ex-voto, come oscura e paurosa testimonianza della potenza liberatrice della Vergine delle Grazie e della vittoria sul maligno.
Oggi, dopo lunghi restauri a Firenze e Spilimbergo, è qui esposta a memoria di uno dei miracoli più popolari di santa Maria delle Grazie.»

(testi presenti in accompagnamento all’esposizione)

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