Diario in quarantena – settimana 8

_giorno 51-52_

«Looking back I still have so many questions
So many things unanswered
Like what did I do?
What could I do?
Was there ever a moment you cared?
Or was I always ugly and abandoned
Remembering all the times you wished me harm,
You wished me dead
How could I have changed to make it better?
And would I?
Would I?

Why?

I still feel so much hate inside me
Seems like you were just waiting for me to fail
I’m sorry I can’t forgive you
Do you blame me?
You never forgave me
I’ve tried to grow from this
Every day’s a new challenge
Because with you, there is just no winning
Like it or not I’m still a part of you
And you’re still a part of me
Like it or not, you’re still a part of me

YEAH!

So this how it ends
All the tears, all the Blood
It’s all been for nothing
As the candle dwindles and flickers out

The end.»

(Five Finger Death Punch – Diary Of A Deadman)

_giorno 53-54_

Me la ricordo l’ultima volta che ho guardato fuori da un finestrino per gustarmi il paesaggio.
FlixBus, tratta Budapest-Verona, 12 ore.

I viaggi su strada o rotaia sono tra i più stancanti, certo, ma sono quelli che preferisco. Permettono di assaporare la diversità attraverso la variazione di paesaggio. L’arrivo è solo il risultato di un passaggio graduale durante il quale corpo e mente hanno avuto tempo di abituarsi al nuovo. Il primo passo a terra è sollievo, accompagnato da una fame che si è alimentata a furia di premesse.

Ora, ancora costretto in quattro mura e pur potendo uscire per una camminata, non faccio altro che sognare la prossima volta in cui potrò starmene col naso appiccicato al finestrino per gustarmi il paesaggio.

_giorno 55_

L’insostenibile leggerezza dell’essere (un correttore di bozze).

_giorno 56_

Sveglia ore 06:30.
Rapida sciacquata al viso e via. Fuori. Camminare.
Si incrocia poca gente, chi in bicicletta, chi con i cani al guinzaglio. Tutti approfittiamo dell’orario per qualche attimo fuori dalle mura domestica, senza correre troppi rischi.

I passi si perdono tra gli alberi.
Il silenzio della natura è diverso dal macigno che si può avvertire all’interno della propria abitazione. È comunque un’assenza, ma piena. La vita c’è e va avanti, anche senza di te. Come un corso d’acqua, in continuo movimento pur sembrando fermo. Un po’ come questa quarantena: immobile, ma inesorabile.

Si continua, ma con qualcosa in più.

E.


Le altre parti del Diario in quarantena le trovi qui.

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