Diario in quarantena – settimana 7

_giorno 43-44_

Lei si sta lavando i denti.
«Oh, guarda qua.»
«Cosa?», dice senza togliere lo spazzolino di bocca, la capacità di articolazione fonetica ridotta a un insieme di suoni vocalici fra cui spiccano o e u.
«Ho trovato il video di ‘sta messa in streaming. Il parroco legge il pezzo in cui Pilato chiede alla folla chi deve crocifiggere e, alla fine, non riesce a dire ‘crocifiggetelo’. Gli esce solo un ‘crocifiggsbltrflz’.»
«Ok.»
«Va be’, scusa se ti ho disturbata.»
Lei allunga una mano e mi accarezza le tempie.
«Guarda: sono tutti bianchi.»
«Eh, grazie. Sei tu che mi fai preoccupare. Ogni giorno diventano sempre più bianchi per colpa delle urla che molli contro i clienti. Un urlo, un capello bianco.»
Lei si blocca.
«No, è che sei vecchio.»
Risultato: un giorno di stasi creativa.

_giorno 45_

«Però
(Che cosa vuol dire però?)
Mi sveglio col piede sinistro
Quello giusto

Forse già lo sai
Che a volte la follia
Sembra l’unica via
Per la felicità

C’era una volta un ragazzo chiamato Pazzo
E diceva sto meglio in un pozzo che su un piedistallo

Oggi ho messo
La giacca dell’anno scorso
Che così mi riconosco
Ed esco

Dopo i fiori piantati
Quelli raccolti
Quelli regalati
Quelli appassiti

Ho deciso
Di perdermi nel mondo
Anche se sprofondo
Lascio che le cose
Mi portino altrove
(Non importa dove)

Io
Un tempo era semplice
Ma ho sprecato tutta l’energia
Per il ritorno

Lascio le parole non dette
E prendo tutta la cosmogonia
E la butto via
E mi ci butto anch’io

(Sotto le coperte, che ci sono le bombe)
(È come un brutto sogno che diventa realtà)

Ho deciso
Di perdermi nel mondo
Anche se sprofondo

Applico alla vita
I puntini di sospensione
Che nell’incosciente
Non c’è negazione

Un ultimo sguardo commosso all’arredamento
E chi s’è visto, s’è visto

(Svicolarsi dalle convinzioni)
(Dalle pose e dalle posizioni)

(Svicolarsi dalle convinzioni)
(Dalle pose e dalle posizioni)

(Lascio che le cose)
(Mi portino altrove)

Lascio che le cose
Mi portino altrove
(Altrove)

(Svicolarsi dalle convizioni)
(Dalle pose e dalle posizioni)
(Altrove)

(Lascio che le cose)
(Svicolarsi dalle convizioni)
(Dalle pose e dalle posizioni)
(Svicolarsi dalle convinzioni)
(Dalle pose e dalle posizioni)»

(Morgan – Altrove)

_giorno 46_

Caro nonno Arrigo, come stai?
So che già l’anno scorso ti ho dedicato un post. Tuttavia, penso che tornare su di te, sulla tua foto e sulla tua storia sia necessario.

Questo è un periodo strano. In un giorno in cui si dovrebbe ricordare la storia di tutti voi, le difficoltà e tutto ciò che una guerra assurda (come tutte, del resto) porta con sé, le istituzioni stesse hanno optato per un approccio “caciarone”. Ministri che decidono di non partecipare alle celebrazioni ufficiali, amministratori locali che fanno troppo poco o non organizzano proprio nulla per ricordare il vostro sacrificio. Abbiamo addirittura dei politici che vedono il 25 aprile come festa «divisiva», in quanto coloro i quali credono ancora nel fascismo non possono riconoscersi in un giorno dedicato alla liberazione da loro stessi. E tutti loro sono supportati da una base che passa il tempo a spalare melma sul vostro operato, piegando la Storia a proprio piacimento, facendo di tutta l’erba un fascio.

Non voglio ammorbarti ulteriormente con le mie considerazioni a riguardo, però voglio ringraziarti. La libertà che anche tu hai contribuito a lasciarci è meravigliosa, così estesa e molto spesso scontata, da permettere di essere accantonata nelle teste di persone che, pur definendosi «orgogliose di essere italiane», decidono di ignorare la propria storia. La tua storia, quella di tutti voi.
È questa l’essenza della libertà? Difficile da dire. Sappi, comunque vadano le cose, che ogni tanto ti penso e ti ringrazio. Tu sai perché.
La memoria, quella familiare, è ancora viva. Non preoccuparti.


Arrigo Secco, partigiano

Luglio 1944.
Questo è nonno Arrigo Secco, detto “Secondo”. Partigiano.

Un po’ di storia.
«Prima ancora che nascessero le Brigate Osoppo Friuli (BOF), egli combatté dalla metà di settembre 1943 nel battaglione “Rosselli”, composto da un numero variabile di uomini che andava da 40 a 70 elementi. Fu il primo distaccamento “Giustizia e Libertà”, sorto ad opera del Partito d’Azione al comando di Carlo Comessatti, nome di battaglia SPARTACO. Il vice-comandante era Alberto Cosattini, detto COSIMO, mentre il commissario politico era Fermo Solari, SOMMA».

«Proprio Arrigo Secco, nato a Faedis nel 1916, nome di battaglia SECONDO, è uno di quelli che riuscì a salvarsi dall’eccidio di Porzus, messo in atto dai partigiani garibaldini il 7 febbraio 1945. A raccontare l’episodio, tramandato nelle vicende familiari è una sua discendente: Monica Secco, insegnante di matematica a Udine. “Zio Arrigo era sposato con la partigiana Vania – ha detto la professoressa Monica Secco – e scampò ai fatti di Porzus, poiché incaricato di recarsi in paese in missione, così mi hanno raccontato in famiglia”. Arrigo Secco morì a Udine nel 1968 e, per la sua attività nella Resistenza, fu insignito della medaglia di bronzo».

(Per la foto ringrazio:
– Associazione Partigiani Osoppo-Friuli;
– Biblioteca del Seminario Arcivescovile “B. Luigi Scrosoppi”, Udine)
(Per i testi ringrazio Elio Varutti e Gabriele Anelli Monti: http://eliovarutti.blogspot.it/2014/12/guerra-civile-casa-storie-di-scampati.html)

_giorno 47-48_

Pensando su cosa dovesse voler dire la vita in tempo di guerra (e resistenza), mi sono trovato a riflettere su questa quarantena. Cosa racconteremo a chi non c’era o a chi è troppo giovane per realizzare pienamente cosa sta succedendo?
«Eh, durante la quarantena, invece, non era tutto così semplice» sarà il ritornello col quale cominceremo i nostri racconti quando figli e nipoti verranno a trovarci.
Racconteremo di quanti hanno perso il lavoro e di quanti, invece, hanno avuto la fortuna di vedere solo cambiate le proprie abitudini lavorative?
Racconteremo dei campi vuoti, delle messi rimaste in attesa che qualcuno le mettesse a frutto?
Racconteremo delle scuole chiuse, dei genitori che si sono dovuti abituare al fatto di doversi prendere cura dei bambini per tutto il giorno?
Racconteremo di coloro i quali la vita è così vuota da portarli solo a lamentarsi pur avendo tutto il necessario per andare avanti?
E avremo il coraggio di comparare questi e altri argomenti con quanto vissuto e subito da chi è venuto prima di noi? Quando, nonostante i detti popolari più puerili, non si stava meglio ma solo peggio.

_giorno 49-50_

Dopo 50 giorni, numero importante, si fanno largo le autoanalisi. A cosa serve questo diario? È utile solo per me o anche per gli altri?
Ovviamente, posso rispondere solo per quanto mi riguarda.

Senz’altro queste pagine virtuali sono state utili per tenere il punto della situazione, per non farmi perdere in pensieri che non mi avrebbero aiutato ad affrontare la quarantena. È un po’ quello che succede in ogni contesto: analizzare e approfondire aiutano a scongiurare il consenso basato sul nulla.
In secondo luogo, avere un appuntamento fisso mi ha aiutato a riprendere in mano il romanzo. Il risolvimento di una stasi durata mesi e mesi – facendomi anche dubitare della possibilità di poterlo terminare – mi ha portato in poco tempo (relativamente, e considerando anche gli impegni lavorativi) a risolvere quelli che mi sebravano essere dei punti morti irrisolvibili. Ora la scrittura procede, con i giusti tempi, verso la fine.

Tutto ciò che posso fare, quindi, è ringraziare questi brevi passi quotidiani e sperare che in un modo o nell’altro possano essere stati utili anche per qualcun altro.
Un saluto a tutti, augurandomi che stiate tutti bene.

E.


Le altre parti del Diario in quarantena le trovi qui.

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