Diario in quarantena – settimana 3

_giorno 16_

Approfitto di questo mio diario per pubblicare un utile programma rivolto a chi, non avendo nulla da fare tutto il giorno, si è autoeletto portavoce di bufale riguardanti il Covid-19. In definitiva, però, è bene dire che contiene dei suggerimenti che si adattano a tutti gli argomenti e situazioni, dato che molto spesso i complottismi vengono veicolati da persone che utilizzano male il tempo a disposizione.
Ritengo che i punti sottoelencati sono utili per risolvere il panico che attanaglia questi soggetti, in quanto li porteranno a distrarre la mente dai problemi indotti da creatori di contenuti che agiscono in malafede.

_PROGRAMMA GIORNALIERO_
1. Sveglia
2. Colazione secondo il desiderio (come spiegato da Bari Vecchia)
3. Lettura
4. Film
5. Pranzo
6. Sonnellino (30 minuti o un’ora)
7. Lettura
8. Film
9. Annotazione dei propri pensieri, descrizione della giornata
10. Cena
11. Film
12. Lettura
13. Letto

È giusto integrare il programma con le attività domestiche (pulizie, spurgo degli scarichi ecc.) e l’ascolto di musica. Se possibile, sfrutta i giochi da tavolo.

_IMPORTANTE_
Per tutte queste attività non è necessario consultare i social. Niente catene di sant’Antonio. Si abbandonino i titoloni in stile «PAZZESCO!», «COSE CHE NESSUNO TI DIRÀ», «CONDIVIDI!» e le “immaginine indinniateh”, sono più dannosi del Covid-19.
Nel caso si voglia condividere una notizia, si sfrutti il tempo livero per approfondirla e confrontarla con altre fonti (è un esercizio molto utile).

_giorno 17_

Tutto quello che hai fatto ti ha reso la vita migliore?

Ok. Poche settimane fa ho rivisto American History X.
La domanda, comunque, rimane.

_giorno 18-19_

Dopo settimane di assoluto silenzio, squilla il campanello. Sono i volontari del SOS di Valeggio, impegnati a fare il giro per la consegna delle mascherine ordinata dalla Regione Veneto.
Meglio tardi che mai, penso senza malizia. Vero che sono già quasi tre settimane che siamo chiusi in casa, ma è comunque meglio di niente.
Scendo in corte in compagnia di alcuni condomini, tutti bene attenti a mantenere il metro di distanza. Vediamo i volontari passare tutte le cassette per le lettere. Tempo un minuto e scompaiono. Prima di risalire in casa per prendere la chiave della cassetta, provo a vedere se è possibile estrarre il pacchetto dalla fessura. Niente da fare, l’hanno infilato ben bene fino in fondo.
Tornando verso casa, saluto il mio dirimpettaio; sta fumando appoggiato alla ringhiera del terrazzo.
«Ehi,» mi fa, «le hanno infilate fino in fondo, sì?»
«Già» gli rispondo abbozzando un sorriso.
«Eh, c’è da capirli. Vogliono evitare lo sciacallaggio.»
Annuisco e lo saluto. Mentre salgo le scale, un brivido mi scuote le membra. Sciacallaggio: un pensiero malizioso, certo, ma più che plausibile in tempi come questi, dove i più bassi istinti stanno man mano trasformando l’umano in una bestia preda del solo istinto di autoconservazione.

_giorno 20-21_

In prima battuta avrei voluto parlare di letture da quarantena, poi del fondamentale (e sottovalutato) rapporto tra lingua italiana e smart working. In seguito avrei voluto approfondire una qualche questione musicale, sempre legata alla quarantena. Tuttavia, in questi due giorni le parole mi sono scorse davanti agli occhi. Le ho viste partire e sparire in un ronzio in stile effetto Doppler.
Così ho capito che questo diario può essere fatto anche di silenzio. Qualche riga e stop, giusto per provare a me stesso di essere ancora vivo.

E.


Le altre parti del Diario in quarantena le trovi qui.

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