Macerata e la legittimazione social

Quando popolo e politica giustificano un attentato

Il fatto, ormai, è sulla bocca di tutti: sabato, a Macerata, Luca Traini ha sparato ferendo sei persone di colore (manca la conferma su altre due). Nessuna vittima, per fortuna. L’accusa è quella di tentata strage aggravata dal razzismo e porto abusivo di armi. L’aggravante è stata formulata tenendo conto di quanto trovato in casa del giovane (Mein Kampf, pubblicazioni di estrema destra e croci celtiche), dal saluto romano fatto una volta finito di sparare e dalle stesse parole di Traini:

«Mi sono svegliato alle 8.30, avevo preso l’auto per andare in palestra, ma poi lungo il tragitto ho sentito alla radio che parlavano di nuovo del male fatto a Pamela da quel nigeriano e in quel momento non ci ho visto più. Sono tornato a casa di mia nonna Ada a Tolentino, ho aperto la cassaforte, ho estratto la Glock che detengo per uso sportivo, una scatola da 50 colpi e i due caricatori con una decina di pallottole ciascuno. Volevo ucciderli tutti.»

Per l’avvocato di Traini si è trattato di un raptus scatenato dall’aver ascoltato alla radio la notizia dell’uccisione di Pamela Mastropiero (omicidio per il quale è in stato di fermo Innocent Oseghale, nigeriano).

Se mi conoscete un minimo, saprete che non è mia intenzione raccontare ulteriormente il fatto in sé. Non voglio indagare sulla natura dell’uomo e non voglio ricercare lo scoop.
Il mio interesse è rivolto alle reazioni, soprattutto se social e legate a doppio filo con i fatti di cronaca.

C’è un motivo se ho deciso di uscire dal letargo che mi ha tenuto lontano da Medium negli ultimi mesi: questa è la prima volta in cui un vero e proprio attentato (perché di questo si tratta) ha ricevuto piena legittimità da una ben precisa parte politica. Il tutto attraverso due modalità.

1_Legittimità velata
Figurabile nelle parole di Matteo Salvini e i titoli del giornalismo simpatizzante. Si condanna il gesto, ma subito si evidenzia l’esasperazione del popolo a seguito di una condizione (in questo caso “l’invasione” di migranti) creata dalla controparte politica.
Sunto di tutto il materiale passato per carta stampata, televisioni e social network: Traini era esasperato dalla situazione (invasione, quindi colpa della sinistra), non ha sentito la presenza di uno Stato (colpa della sinistra), ha deciso di farsi giustizia da solo per tentare di riportare la situazione all’ordine naturale delle cose (eroe).

2_Legittimità piena
Forza Nuova, partito di estrema destra, rilascia il seguente comunicato:

«Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini. Il ragazzo marchigiano arrestato poche ore fa con l’accusa di aver ferito degli immigrati. Questo succede quando i cittadini si sentono soli e traditi, quando il popolo vive nel terrore e lo Stato pensa solo a reprimere i patrioti e a difendere gli interessi dell’immigrazione. Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo. Già ci immaginiamo le condanne dell’Anpi, degli antifascisti vari e di chi serve la causa della sostituzione etnica. Già sentiamo lo sdegno dei palazzi e dei salotti tv. Noi invece abbiamo nelle orecchie il pianto straziato della famiglia di Pamela e il grido di rabbia di un’Italia che vuole reagire e non morire d’immigrazione.»

(questo non c’è bisogno di commentarlo)

Se dalla politica passano queste due modalità di legittimazione, quale può essere il risultato? Presto detto, eccovi qualche estratto da Twitter:

Si è creato l’eroe a partire dal mostro.
Si è dato via libera alle peggiori azioni.
Tuttavia, c’è anche un lato “positivo”: se non altro, dio ce ne scampi, dovesse succedere ancora qualcosa di simile a quanto commesso da Luca Traini, non vi sarebbe alcun dubbio sull’identità dei mandanti (per lo meno morali).

Ripetiamo insieme: un uomo è uscito di casa armato di pistola e ha sparato a tutta la gente di colore che ha incontrato. Non è un atto estremo a fin di bene. Non è un atto figlio dell’esasperazione. Non è la reazione a un’ingiustizia. È un attentato alla vita altrui.
Ah, e si rifletta sul fatto che le persone di colore non erano bersagli designati in base a qualche colpa, ma erano bersagli in quanto persone di colore.
Fine.

E.

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